
Senza dubbio sarà stata la parola più googlata dalle mamme italiane nella settimana appena trascorsa: malattia di Kawasaki…
Sembrava che questa pandemia colpisse solo le persone anziane e che l’incidenza nei più piccoli fosse così bassa da poter essere trascurata. Poi improvvisamente i bambini tornano al centro dell’attenzione.
Ma che cosa è la Sindrome di Kawasaki?
La Sindrome di Kawasaki è una vasculite (patologia infiammatoria dei vasi sanguigni) infantile delle arterie di media e piccola dimensione che colpisce soprattutto le arterie coronarie. Colpisce prevalentemente i bambini con un’età inferiore ai 5 anni, con un picco al secondo anno di vita.
I principali sintomi sono:
- febbre alta per un tempo prolungato, che ritorna una volta sospeso l’antipiretico.
- iperemia congiuntivale (arrossamento degli occhi)
- esantema (rash cutaneo pruriginoso)
- lesioni a livello della bocca (labbra screpolate, lingua a fragola)
- linfoadenomegalia (ingrossamento dei linfonodi)
Ma che legame c’è tra la Sindrome di Kawasaki e il nuovo coronavirus?
La causa dell’insorgenza di questa malattia è ancora sconosciuta, ma sembra manifestarsi in seguito ad una patologia virale anche non grave. E in effetti a Bergamo, come in altre parti del mondo, è stato riscontrato un aumento dell’incidenza di Kawasaki (al Papa Giovanni XXIII di Bergamo è stato registrato nell’ultimo mese un numero di casi pari a quello degli ultimi 3 anni) proprio durante questa pandemia.
Quindi se vi state domandando se i bimbi affetti da Covid-19 possono poi essere colpiti dalla Sindrome di Kawasaki, la risposta è sì. Ma l’incidenza registrata è davvero bassa (meno dell’1% di casi di infezione).
La buona notizia è, però, che la Sindrome di Kawasaki e curabile. La terapia prevede un trattamento con immunoglobuline per via endovenosa e aspirina.
Le complicanze più gravi di questa malattia riguardano il cuore e comprendono la miocardite acuta e gli aneurismi alle coronarie (vasi che irrorano il cuore). Per questo motivo gioca un ruolo importante la rapidità di diagnosi.
Quindi, anche se in questo periodo ospedali e studi medici ci sembrano luoghi da non frequentare, ricordate che una visita con il vostro pediatra può fare la differenza!
